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Il paesaggio dei magredi

a cura di Daniele Fantin e Guido Comis


Villa Manin

Sala Esposizioni, Barchessa di Levante


prossimamente

 

I magredi – letteralmente le terre magre – sono le praterie che coprono l’alta pianura friulana. Avvicinandosi progressivamente ai greti ciottolosi e permeabili dei fiumi Cellina e Meduna, che nella corsa dalle montagne verso il mare convergono a formare una grande V, le praterie dei lasciano via via spazio ad un paesaggio di sassi, erbe pioniere e radi cespugli.  In corrispondenza dei greti, larghi centinaia di metri la vegetazione bassa e stenta cede il posto a un deserto di ghiaia.



 

A contribuire al carattere singolare e al fascino del paesaggio non è solo la natura. I magredi sono punteggiati dalle garitte ai confini delle servitù militari e da altre testimonianze del loro uso come zona di esercitazioni: edifici ormai in gran parte dismessi, bersagli di tiro, piste battute per carrarmati. Sono attraversati dai canali dritti come linee di matita azzurra scavati negli anni dal Consorzio di bonifica. Sono percorsi da strade che in corrispondenza dei greti diventano guadi polverosi quando la stagione è arida, in corsi d’acqua tumultuosi quando piove. Ai guadi si sono aggiunti in anni più recenti i viadotti, la cui linearità non contraddice, ma sottolinea ancora, il carattere astratto del luogo.



Il paesaggio dei magredi oggi, e per chi lo attraversi da decenni ormai, è caratterizzato dalla convivenza di elementi naturali e artificiali che in molti casi non sono in conflitto fra loro, ma concorrono in ugual misura a definire un panorama geometrico, scabro e severo.

La mostra Il paesaggio dei magredi, organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio culturale della Regione nella sala esposizioni di Villa Manin, e curata da Daniele Fantin e Guido Comis, restituisce attraverso l’occhio di fotografi friulani il carattere del luogo, documentando il rapporto fra natura e presenza umana.



Cinquanta immagini, suddivise in sezioni, riflettono i diversi aspetti del paesaggio e della percezione dei magredi: le servitù militari, le rare architetture, il rapporto fra vegetazione spontanea e campagna coltivata, i canali, le strade, i guadi, i magredi come luogo di rigenerazione: meta naturalistica, in particolare là dove bordeggiano i fiumi, ma anche teatro di attività fuoristrada e persino, fino a un recente passato, di rally automobilistici la cui popolarità discendeva dall’illusione di trovarsi in un contesto più remoto e spoglio di quanto non sia realmente.

La mostra non è dunque una raccolta di scatti sulla natura dei magredi, non ne documenta la flora e fauna, ma il paesaggio che si è definito negli anni attraverso un rapporto a volte armonico, ma in alcuni casi conflittuale con la presenza dell’uomo, tanto che oggi i magredi sono oggetto di tutela da parte della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; in particolare da parte del Servizio Biodiversità che ne ha curato un importante Progetto di recupero ambientale su quattro siti della rete ecologica Natura 2000 presenti in Friuli Venezia Giulia.



Autori degli scatti sono Samantha Banetta, Antonio Cordenons,  Elisa Cozzarini, Stefano Fabian, e Silvio Vicenzi. In mostra sono presentate anche foto documentarie del fotografo Stefano Zaninini (Golene Tagliamento) e dello studio di ingegneria D’ORLANDO ENGINEERING S.r.l. (gentile concessione ing. Christian Gelagi) che ha realizzato il viadotto sul Torrente Meduna lungo la S.P “di Tauriano”.