UN TESORO SCONOSCIUTO

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nonostante l’emergenza sanitaria, non rinuncia all’ormai atteso appuntamento con “Un tesoro sconosciuto”, ovvero l’iniziativa che vede l’esposizione di un’opera importante sul tema della Natività a Trieste, nel Palazzo della Regione, in Piazza Unità, durante le festività natalizie.

Dopo il successo delle precedenti edizioni, che hanno visto l’esposizione al pubblico di un dipinto di Bernardino Luini nel 2018 e di un quadro di George Lallemand nel 2019, anche quest’anno, il Presidente Massimiliano Fedriga e l’Assessore alla cultura e allo sport, Tiziana Gibelli, hanno voluto riproporre l’iniziativa.

 

L’opera scelta per quest’anno è La Madonna con bambino fra la Giustizia e San Marco di Alessandro Varotari, detto il Padovanino, messa a disposizione dal Museo Civico d’arte di Pordenone e selezionata tra tutte le opere segnalate dai Comuni, dalle Gallerie e dai Musei pubblici e privati del territorio regionale, da una Commissione di valutazione presieduta dalla Soprintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e composta dai Presidenti delle Fondazioni: CRTrieste, Cassa di Risparmio di Gorizia, Friuli di Udine.

Alessandro Varotari detto Il Padovanino, La Madonna col Bambino tra la Giustizia e San Marco Evangelista, 1626

Olio su tela, 213 x 272 cm

Pordenone, Museo civico d’arte

La Madonna col Bambino tra la Giustizia e San Marco venne realizzata su committenza del Consiglio di Pordenone nel 1623, allo scopo di adornare la Sala delle Adunanze.
Ricordata per la prima volta dal Di Maniago (1823), la tela raffigura la Vergine con il Bambino in braccio, con alla destra la Giustizia, riconoscibile dai tradizionali attributi: la spada e la bilancia, mentre alla sua sinistra è visibile San Marco, nella duplice veste di patrono della città ed emblema del Dominio Veneto. 

La scelta dell’iconografia ben si addice alla volontà espressa dal consiglio di avere sopra la loggia, dove era solito radunarsi, un’immagine che proteggesse e suffragasse le decisioni prese a favore della città. Allo scopo, la scelta dell’autore doveva cadere su di “un pittore di grande stima”, che venne individuato nella figura di Alessandro Varotari.  Il Padovanino, infatti,  in quel torno di anni, aveva realizzato la tela raffigurante Le nozze di Cana per il convento padovano di San Giovanni in Verdara, ora a Venezia, che gli assicurò un notevole successo.  Sull’onda di questo interesse l’artista che, nella tela padovana e, secondo la critica, anche nel dipinto di Pordenone, mitiga l’interesse per Tiziano con un “classicismo” derivato da un suo viaggio a Roma del 1616, venne chiamato a dipingere per il consiglio.

La pala, ora conservata presso il Museo civico d’arte, è una delle più importanti della sua collezione, perché rappresenta, oltre che una pregevole testimonianza dal punto di vista storico-artistico, anche l’attestazione della prima committenza civica di Pordenone.

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